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Le ossa in fondo al pozzo sono di Fregoli

L’identificazione grazie al test del Dna. Era scomparso 13 anni fa, i familiari avevano già avviato l’iter della morte presunta

Non è morto presunto come vuole capire la procedura partita alcuni giorni fa in Tribunale a Reggio Emilia, è effettivamente deceduto Bramante Fregoli – nato nel Senese nel 1926 – e vi sono già le prove.

La svolta non indifferente sul destino di quest’uomo arriva dalle indagini che nell’aprile 2015 scattarono dopo il macabro ritrovamento di resti umani dentro al pozzo costruito all'esterno di una casa colonica al civico 23 di via Venere di Chiozza, nell’omonima frazione di Scandiano.

L’ORRORE NEL POZZO

Dal quel pozzo erano emerse ossa del piede ancora avvolte da un calzino, due femori, pezzi del bacino, costole e alcune parti della colonna vertebrale.

L'unica certezza, sin dal primo momento, era che quei resti appartenessero a un uomo: lo dimostravano i brandelli di boxer e il sandalo maschile – di numero 42 – trovati insieme alle ossa. Inquietante la posizione in cui erano stati trovati i resti: cioè quella di un corpo calato a testa in giù.

INDAGINI NON FACILI

Era l’inizio di accertamenti non facili da parte dei carabinieri, sulla scia dell’inchiesta aperta dal pm Giulia Stignani con l’omicidio come ipotesi di reato. Indagine contro ignoti in cui non sono emersi spunti investigativi che possano far pensare ad una morte violenta, quindi le piste del tragico incidente o del suicidio rimangono quelle più probabili. Ma gli inquirenti hanno dato anche un volto a quei poveri resti, partendo dal fatto che le ossa recuperate parevano essere rimaste nell’acqua per non meno di dieci anni. E qui le indagini si accostano al nome di Bramante Fregoli, scomparso il 28 dicembre di tredici anni fa e la cui ultima residenza conosciuta era a Scandiano, in via Matteotti.

Si è infatti ipotizzato che potessero appartenere a lui quelle ossa, perché la zona era una di quelle in cui lui 80enne bazzicava.

All’epoca si ricordava come fosse solito utilizzare casolari abbandonati per ricoverare le sue cose. E quello, che in effetti fino ad allora era rimasto vuoto, poteva essere uno di quei posti che lui frequentava.

LA SOLUZIONE DEL GIALLO

Sarà poi il Dna ricavato dalle ossa comparato con quello dei familiari (rintracciati la figlia e la moglie) a dare per certa l’identificazione. L’uomo finito nel pozzo e ritrovato nel pomeriggio del 14 aprile 2015 è effettivamente Fregoli: quanto rimane di lui risulta custodito all’istituto di Medicina legale di Modena.

Accertamento della Procura che ora finirà sul tavolo del giudice Francesco Parisoli (presidente della prima sezione civile) che il 4 dicembre scorso ha avviato l’iter per ottenere la dichiarazione di morte presunta. —

Pubblicato su Gazzetta di Reggio