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L’addio di don Dossetti all’amico Felice Rossa «Cuore grandissimo»

Tanto affetto alle esequie del pensionato cieco di 75 anni Gli altri volontari della mensa del Vescovo: «Amava la vita»

reggio emilia. «Un’anima bella, un cuore grandissimo». Così in un passaggio dell’omelia di don Giuseppe Dossetti ha tracciato il ritratto di Felice Rossa, 75 anni, il pensionato non vedente che mercoledì pomeriggio è stato investito da un’auto mentre attraversava in via Lungocrostolo. Ricoverato in gravissime condizioni al Santa Maria Nuova, il 75enne è spirato il mattino seguente, nel reparto di Rianimazione, per le lesioni al capo.

Quel giorno l’anziano stava rientrando a casa, in via Montefiorino, dopo aver curato l’orto di via Premuda. Conosceva benissimo il percorso ed era molto autonomo, essendo cieco dall’età di 10 anni quando, in un drammatico gioco con un amichetto a Cavour, nel Torinese, da un fucile di caccia partì un colpo che lo accecò per sempre.

Ieri mattina tantissima gente ha partecipato al funerale, svoltosi nella cappella delle camere ardenti dell’Arcispedale. Felice era conosciuto come un attivissimo volontario: prestava servizio alla casa di riposo parrocchiale di San Pellegrino e curava l’orto della chiesa materna.

Da quando la moglie invalida Gabriella, anche lei non vedente, era scomparsa quattro anni fa dopo lunga malattia, Felice ha intensificato il volontariato, prestando servizio ogni mattina alla mensa del Vescovo e alla struttura di riabilitazione per persone cerebrolese ad Albinea.

Durante la cerimonia funebre, durante la quale l’affetto per lo scomparso è stato palpabile, don Dossetti ha ricordato l’umanità di Felice, il suo essere sempre stato a servizio degli altri. Dello stesso tenore i messaggi letti da Maria Grazia Visconti, direttrice della mensa di Stradone del Vescovado, e di altri volontari, che hanno sottolineato il calore umano dell’anziano: «Un uomo che ha accettato la sua esistenza e che, nonostante le difficoltà, ha aiutato gli altri e amato molto la vita. Ci ha dato tanto».

In prima fila, accanto al feretro con i fiori rossi e bianchi e la fotografia di Felice, c’erano i figli Paolo, bancario, e Marco, avvocato, con le rispettive mogli. Al rito hanno partecipato anche colleghi di studio di Marco e rappresentanti dell’Uici di Reggio Emilia, l’associazione italiana ciechi, nella quale sia Felice sia la moglie hanno avuto una parte attiva. —

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Pubblicato su Gazzetta di Reggio