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Reggio Emilia: addio ad Alfredo Gianolio, uomo dalle mille vite

Scrittore, critico, avvocato, giornalista, amico di Zavattini e tanti altri artisti. Avrebbe compiuto 91 anni il prossimo maggio

REGGIO EMILIA. A fine maggio, quando aveva festeggiato il novantesimo compleanno al circolo Medardo Rosso di Montecavolo, Alfredo Gianolio si era augurato di morire sano, continuando fino all'ultimo giorno la poliedrica produttività della sua vulcanica energia intellettuale. La sorte gli è stata benigna.

La morte lo ha colto ieri mattina nella sua abitazione di via De Pietri, a Rivalta, dove l'indebolimento fisico accusato negli ultimi mesi non gli impediva di dedicarsi alle letture e agli studi prediletti, mentre si preparava a dare alle stampe l'ultimo libro scritto insieme a Rossana Maseroli e Rosati, una storia delle pittrici reggiane dal Cinquecento ai giorni nostri, della quale aveva curato la parte relativa al Novecento. Quello sarà l'ultimo segno, postumo, della profonda impronta che Gianolio lascia sulla cultura reggiana.


Molti lo ricordano come un intellettuale organico del vecchio partito comunista. Ma la fede politica non gli aveva diminuito l'autonomia di giudizio, che l'aveva spinto a prendere le distanze dal Pci dopo la rivoluzione ungherese del 1956, mentre dopo la Bolognina aveva aderito a Rifondazione comunista e solo negli ultimi anni si era avvicinato al Pd. In realtà non aveva mai ricoperto incarichi politici.

Aveva sempre diviso il suo tempo fra la professione di avvocato, che esercitava con grande competenza e dedizione, e la sua vera vocazione, la scrittura. Aveva iniziato come giornalista de L'Unità e aveva continuato con altre testate locali legate al partito, fra le quali Reggio 15, ma ben presto la critica d'arte e la storia l'avevano assorbito quasi completamente.

Nel catalogo della biblioteca Panizzi compaiono 67 pubblicazioni di cui è del tutto o in parte autore. Emergono, fra le tante, gli scritti su Cesare Zavattini e sulla pittura naif, le storie di Sant’Ilario d'Enza, Cavriago e Rio Saliceto. Innumerevoli i contributi e le prefazioni a cataloghi e opere di arte figurativa. Si può dire che vivesse in una sorta di simbiosi intellettuale con la pittura reggiana del secolo scorso. Ne aveva dato la più sentita testimonianza alcuni anni fa nel documentario "Il segno e la voce, vita di artista, il mondo di Alfredo Gianolio" girato da Nicola Nannavecchia.


Della sua lunga vita Gianolio amava parlare con ironia e con modestia. Così raccontava la sua breve esperienza di partigiano diciottenne: «Poco prima del 25 aprile io e Rolando Cavandoli ci unimmo ai partigiani. Andammo a piedi a Leguigno di Casina per raggiungere il gruppo. La mattina scendemmo in città molto motivati, ma quando arrivammo Reggio era già liberata. Nella confusione del momento fummo portati in trionfo. Non ci sottraemmo».


Sdrammatizzava anche l'impegno professionale e la scelta dell'avvocatura: «Chi scriveva sull'Unità non poteva percepire uno stipendio superiore a quello di un operaio specializzato. E io avevo una famiglia con quattro figli da mantenere...». In realtà era famoso per l'incapacità di farsi pagare le dovute parcelle che egli, in ogni caso, commisurava alla capacità economica del cliente. Così si era fatto la fama di avvocato dei poveri.


La vocazione artistica di Gianolio è stata ereditata dai figli dal punto di vista musicale. Paolo, chitarrista del gruppo di Claudio Baglioni e direttore d'orchestra, ha diretto l'accompagnamento di Baglioni anche nel recente festival di Sanremo. Aldo è un apprezzato critico di musica jazz nonché scrittore. Luigi e Sergio si dilettano di musica pur svolgendo altre attività. Fra i quattro nipoti ce n'è una che suona l'arpa e un altro la tromba.


Il funerale si volgerà domani mattina alle 9,15 nel cimitero di Coviolo. Alla benedizione impartita da un diacono seguirà la commemorazione da parte degli amici. La salma rimarrà nell'area cimiteriale in attesa della cremazione.



 

Pubblicato su Gazzetta di Reggio