La Bassa ricorda i suoi martiri

Studenti protagonisti della posa delle pietre anche a Cadelbosco e Guastalla

GUASTALLA. Fughe, ribellioni, destini segnati già dal nome. Il viaggio delle pietre d’inciampo organizzato da Istoreco ha fatto emergere tante storie come quelle venute alla luce a Cadelbosco Sopra e a Guastalla, dove nel pomeriggio di ieri sono stati posati altri sei piccoli monumenti, accompagnati dalle parole e dalle letture degli studenti che si sono occupati delle loro biografie. In questo caso quelli dell’istituto Russell di Guastalla e dello Jodi di Reggio.

Il primo omaggio è quello reso ad Allenin Barbieri, originario di Gattatico e del cadelboschese dal 1938. Lì ha vissuto in via Roma 13, oggi via Monsignor Saccani, dove si è tenuta la cerimonia a cui hanno partecipato alcuni parenti e la prima cittadina Tania Tellini. Di famiglia socialista, è stato arruolato come aviatore a 19 anni. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si rifiuta di unirsi a nazisti e fascisti repubblichini ed è deportato nel campo di Nichel a Trenenbritzen, vicino a Berlino, dove è fucilato il 23 aprile 1945, pochi giorni prima dell’arrivo delle truppe sovietiche in zona.

A Guastalla le pietre sono state posate in memoria di Ivo Carra in via Cavallo 9, di Gino Benatti in via Portamurata 46, di Alfredo e Athos Nosari in via Staffola 37 e di Fermino Toniato in Piazza Mazzini, in un momento pubblico con tanti parenti, cittadini e il sindaco Camilla Verona.

Una delle vicende più toccanti è quella dell’autista militare Benatti, morto a 22 anni l’8 aprile 1945 in un campo di prigionia a Neuenstadt, dov’era finito dopo la cattura nel Veronese. Vicino al campo viveva una famiglia tedesca che ha sempre cercato di aiutare gli internati portando loro cibo per integrare la poverissima dieta imposta dai nazisti. Questa famiglia, dopo la morte di Gino in un bombardamento fatale, ha sempre curato la sua tomba e ha mantenuto forti rapporti con la sua famiglia, soprattutto col padre.

Sono simili anche le storie degli altri guastallesi soldati del Regio Esercito catturati dopo l’armistizio. La loro tragedia spiega l’ampiezza del dramma che coinvolse centinaia di migliaia di giovani italiani. Carra era a Trieste e finisce a Lipsia. Athos Nosari da Gorizia viene internato a Luckenwalde. Il fratello Alfredo, di stanza in Montenegro assieme ai nazisti, è destinato a Stieringen, dove muore per tubercolosi polmonare. Più tormentato il cammino di Fermino Toniato, nato in una famiglia con 19 fratelli che abitava nel palazzo ducale di Guastalla: imprigionato in Istria, internato a Alfen Grapo e poi rimpatriato per malattia, è morto nel sanatorio di Correggio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato su Gazzetta di Reggio