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Addio a Vladimiro Torre perno della comunità sinti

Presidente dell’associazione Them Romanò di Reggio Emilia, è morto a 75 anni È stato uno dei principali rappresentanti del mondo nomade emiliano

REGGIO EMILIA. Addio al perno della comunità “nomade” reggiana. Lunedì mattina è morto il 75enne Vladimiro Torre detto “Cavalini”, presidente dell’associazione Them Romanò di Reggio Emilia, uno dei principali rappresentanti del mondo sinti emiliano, attivo in tanti percorsi di integrazione, di ricerca storica e di solidarietà.

Nato a Carpi, dopo aver lavorato tanti decenni come giostraio e commerciante, dal 1998 si era concentrato a tempo pieno in un intenso lavoro politico e sociale. A lui si devono la riscoperta di vicende locali emiliane poco note, come la presenza di partigiani sinti nella montagna reggiana (dove i futuri genitori di Torre si rifugiarono durante la guerra) e la creazione di un luogo di internamento a Prignano sulla Secchia, nell’Appennino modenese, in cui vennero mandati parecchi nomadi nel corso del conflitto. E fra questi, altri parenti di “Cavalini”. Vladimiro lascia i figli avuti dalla moglie Catia, scomparsa nel 2019, nipoti e tanti parenti. I funerali si svolgeranno oggi alle 14 a Budrio di Correggio, nella casa che Torre aveva costruito e che curava con orgoglio nella campagna padana.

Fra i primi a ricordare Torre vi sono i militanti reggiani della federazione anarchica Fai, che con “Cavalini” hanno collaborato in tanti progetti, compreso quello assieme alle Cucine del Popolo di Massenzatico per valorizzare le tradizioni culturali e gastronomiche sinte. «Un compagno ed un amico. Una figura importante della comunità sinti sia locale che nazionale per l’impegno e la dedizione con le quali ha lottato per l’emancipazione della propria comunità», lo definiscono gli anarchici. «Ha costruito ponti tra differenti culture, sinta, gagi, romanì attraverso un impegno quotidiano ed instancabile a numerose iniziative. A queste ha affiancato numerose conferenze, la pubblicazione di studi e il contributo a ricerche di ampio respiro storico e sociale, che gli hanno portato numerosi riconoscimenti».

Un richiamo alle pubblicazioni e alle ricerche effettuate assieme a diverse ricercatrici universitarie, fra cui la storica Paola Trevisan, che ora commenta: «Vladimiro non ha mai avuto paura di portare avanti le sue cause con forza, anche quando non trovava supporto né nelle comunità di riferimento né sul territorio. Ed è a lui che dobbiamo tante ricerche, e la posa della lapide commemorativa al luogo di internamento di Prignano. Pensavamo tutti che non ci fossero più documenti, lui continuava a dire: “le carte devono esserci”, e aveva ragione lui».

L’altro grande fronte di attività di Torre era quello dell’associazione Them Romanò (Rom e Sinti insieme), per mettere insieme le esigenze e le vicende delle due comunità nomadi. «Far riconoscere, valorizzare, difendere e diffondere la cultura romanì e sinta è stato il segno della sua attività.

Vladimiro ha lottato fino all’ultimo giorno per far chiudere i campi nomadi e garantire una condizione abitativa adeguata alle famiglie sinti del territorio», sottolineano sempre dalla Fai. Non solo: «A questa attività ha affiancato la pratica della solidarietà tra ultimi e ultime. Vogliamo ricordare l’impegno suo e di molti altri e altre sinti nel comitato Nopacchettosicurezza».

Adriano Arati

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Pubblicato su Gazzetta di Reggio