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Reggio Emilia, morto a 102 anni l’avvocato Dino Felisetti: una vita tra aule del tribunale e politica

In prima linea nella Resistenza, ex membro del Csm e deputato del Psi, non ha mai smesso di seguire la vita pubblica

Ambra Prati

REGGIO EMILIA. È scomparso mercoledì scorso, all’età di 102 anni, l’avvocato Dino Felisetti, decano degli avvocati reggiani, ex membro del Csm e deputato socialista per diciotto anni. Lo ha annunciato la famiglia a funerale avvenuto, secondo la volontà del defunto.

Nato a Modena il 23 settembre 1919, Dino Felisetti era uno degli ultimi rappresentanti della generazione di avvocati cresciuti durante la guerra. In occasione del traguardo delle cento candeline, nel gennaio 2019, quando fu insignito dall’Ordine della toga di platino per i settant’anni di professione, in una lunga intervista alla Gazzetta di Reggio Felisetti - già allora ritiratosi a vita privata e alle prese con problemi di deambulazione - con la consueta lucidità, tracciava un primo bilancio esistenziale. «Una vita bella, ancor meglio avventurosa».

Nella famiglia d’origine poverissima giganteggiava il padre, un trovatello abbandonato in una chiesa di cappuccini che vollero battezzarlo all’insegna della gioia dandogli il nome di Felice e inventandosi il cognome Felisetti. Un padre che riconobbe Dino, terzo di sei figli, come il più dotato per lo studio e destinato a un lavoro prestigioso. Fu il papà, dopo la scomparsa della madre nel 1934, a far studiare privatamente Dino: prima alle elementari dai frati a Scandiano, poi le medie e il ginnasio in seminario, il liceo classico Ariosto e infine la laurea in Giurisprudenza a Parma nel 1947. La sua iscrizione all’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia, risalente al 1949, era una delle più longeve.

«Sulla mia vocazione di penalista non ho mai avuto dubbi», raccontava. Studente negli anni duri della guerra (per due volte venne catturato e per due volte riuscì a fuggire dal treno che doveva condurlo in Germania), unitosi alla Resistenza, l’antifascismo era per lui un valore imprescindibile; non a caso tra le vittorie che l’avvocato ricordava con maggior soddisfazione figurava l’assoluzione di Germano Nicolini, il partigiano Diavolo, accusato dell’omicidio di don Umberto Pessina. Amico di una generazione di legali reggiani ormai scomparsa, dal 1998 al 1990 Felisetti fu membro del Csm, predicando la necessità di tenere distinte le carriere di magistrato e di politico: «Le due cose proprio non si conciliano».

L’altra sua grande passione fu la politica, un doppio binario che correva sempre parallelo alle aule di tribunale. «Anche in questo caso valorizzai le idee di mio padre, che aveva come punto di riferimento Camillo Prampolini e il socialismo. Seguii questa linea in modo convinto». Il primo incarico fu quello di consigliere comunale a San Polo, poi consigliere provinciale e consigliere comunale a Reggio Emilia, dove negli anni Sessanta fu assessore all’Urbanistica e vicesindaco. Segretario provinciale dei socialisti, nel 1956 Felisetti fondò la corrente autonomista ispirata a Pietro Nenni e per quattro legislature (1972, 1976, 1979 e 1983) fu eletto deputato tra le fila dei socialisti, per complessivi diciotto anni. «Anni intensissimi. Ho dato il mio contributo nei grandi processi celebrati con il parlamento in seduta comune: il caos Almirante, lo scandalo Lockheed e quello dei petroli, i procedimenti contro Cossiga e Andreotti». “Un avvocato in Parlamento. Processi penali parlamentari costituzionali”, del 1996, ristampato dalle edizioni Diabasis nel 2016, fu il titolo del libro dedicato al periodo romano. Nel 1998 l’avvocato venne investito da una moto e riportò gravi ferite. Riprese l’attività forense nel 1999 e fino a quando le condizioni di salute glielo permisero si recò nello studio legale sotto la galleria Cavour. Negli ultimi anni l’avvocato non smise mai di tenersi informato e di seguire la vita pubblica, inviando commenti ai quotidiani locali sempre “sul pezzo”. Grande estimatore di Dante, dell’educazione cattolica ricevuta in gioventù conservava una Bibbia sul comodino, pur dichiarandosi laico. «La morte? Lo ritengo un atto scontato della vita. La morte è già scritta».

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Pubblicato su Gazzetta di Reggio