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Reggio in lacrime per Eugenio Davoli un angelo del fango dell’alluvione del ’66

Morto a 84 anni, partecipò alla missione reggiana a Firenze I funerali sulle note di Bella Ciao e degli inni dei bersaglieri

Luciano Salsi

REGGIO EMILIA. Se n’è andato un “angelo del fango”, uno dei tanti generosi soccorritori che non esitarono ad accorrere in Toscana per portare aiuto alla popolazione investita dall’alluvione che il 4 novembre 1966 sommerse Firenze e le località vicine. Eugenio Davoli aveva 84 anni.

È morto martedì mattina nell’ospedale Santa Maria Nuova in seguito ad una grave malattia. L’indimenticabile esperienza vissuta 55 anni fa insieme agli altri volontari reggiani occupava un posto fondamentale nella sua vita e aveva contribuito a cementare tante amicizie solide e durature. Era un dipendente della Cooperativa Reggiana Pittori quando Firenze fu colpita da quella calamità rimasta impressa nella storia.

Allora non esisteva la Protezione Civile e i soccorsi furono mossi, spesso disordinatamente, da un vasto movimento spontaneo di solidarietà. Il Partito comunista italiano disponeva di una solida organizzazione di massa e la mise a disposizione con risultati significativi.

Davoli partecipò alla missione guidata da Dino Medici, funzionario di punta della federazione reggiana del Pci, che venne destinata a Signa, un comune della provincia di Firenze situato alla confluenza tra il fiume Arno e il Bisenzio. Rievocava così quelle epiche giornate: «Avevo già avuto un’esperienza di soccorsi da ragazzo, quando ero stato a rinforzare gli argini del Po. Arrivando a Signa ci trovammo di fronte a qualcosa che non ci aspettavamo. Pensavamo che il problema fosse l’acqua e invece di acqua non ce n’era quasi più, tutto era immerso nel fango. Con il badile in mano andavamo dietro alle ruspe casa per casa, azienda per azienda, cercando di rendere vivibile un mondo irriconoscibile».

Il punto di forza della spedizione erano le macchine. Medici aveva saputo procurarsi sei ruspe con pala e sei autobotti attrezzate per lo spandimento dei liquami.

«Aspiravamo con le botti – raccontava Davoli – e poi spargevamo altrove il fango già solidificato dopo averlo ammorbidito con l'acqua presa dal campo da calcio, l’unica zona ancora allagata. La gente ci aspettava davanti a casa perché aiutassimo in qualche modo. Prima di noi non era arrivato nessuno. Dopo diversi giorni di lavoro, liberato il paese, tornammo a Reggio per poi ripartire una seconda volta, finita l’emergenza. Lavorammo di pennello per riportare Signa alla normalità».

Massimo Davoli, nipote di Eugenio, riporta che in quell’occasione egli fece amicizia con un imprenditore a cui avevano sgomberato la fabbrica dal fango.

«Mio zio – riferisce – era molto socievole. Organizzava viaggi in pullman con gli amici e nelle ricorrenze di quell'evento non mancava di fare tappa a Signa con una scorta di cappelletti casalinghi per fare festa insieme all'amico industriale».

Eugenio Davoli lascia la moglie Lida, la figlia Vania, il genero Stefano e diversi i nipoti Il funerale s'è svolto mercoledì pomeriggio in forma civile. Vi ha partecipato una banda che ha suonato inni dei bersaglieri e Bella Ciao. La salma è stata portata dalle camere ardenti del Santa Maria al cimitero nuovo di Coviolo in attesa della cremazione.

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Pubblicato su Gazzetta di Reggio