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«Ingannato e ucciso» Il racconto sofferto dei familiari della vittima

Il padre e lo zio di Ahmed Waqas sentiti ieri in tribunale in qualità di testimoni nel processo sull’uccisione  del ragazzo nel 2014

FABBRICO

Ahmed Waqas è giunto a Fabbrico dal Pakistan senza documenti, per cambiare vita e in cerca di un Eldorado che però si è rivelato una trappola quando fu tratto con un inganno dal 48enne Mustapha Ghulam e dal 41enne Shamraiz Sadiq Naveed, che la notte del 15 febbraio del 2014 lo uccisero. Quest’ultimo, attualmente libero, è al centro del processo in Assise che si è svolto ieri a Reggio. L’altro imputato, Ghulam, è già stato condannato in abbreviato per omicidio volontario a 16 anni di carcere, diventati 14 anni in appello. Naveed ieri era presente in aula, davanti ai giudici popolari e alla presidente Cristina Beretti. Ha ascoltato il padre della vittima (rappresentato dall’avvocato Francesco Tazzari ) che ha raccontato l’epopea personale del 22enne Ahmed, ragazzo in cerca di un’esistenza migliore, come ha ricordato dal banco dei testimoni anche lo zio (assistito dalla legale Lucia Larocca). I due testimoni chiamati a deporre dal sostituto procuratore Giacomo Forte, hanno sostenuto un esame durato oltre 5 ore, contro esame compreso, ripercorrendo aspetti familiari, culturali, tradizionali ed etnici. Un procedimento complesso anche per la necessità di un traduttore, che ha spiegato passo passo le domande traducendo poi le risposte sofferte dei due familiari del ragazzo ucciso sei anni fa. Un omicidio con occultamento e distruzione di cadavere, scoperto dopo un’indagine complessa che svelò una delle vicende criminali più intricate degli ultimi anni. Ahmed Waqas fu tratto con un inganno da Ghulam e da Naveed. Il 22enne fu prima colpito con un fendente al ventre, poi con un altro alla gola e sotterrato in un campo in via Cascina a Fabbrico. Il cadavere fu trovato molti mesi dopo. La vicenda è stata difficile da decifrare, svelata grazie a indagini certosine. I due avrebbero architettato una messa in scena per far cadere il connazionale nella trappola e quindi ucciderlo. Hanno fatto innamorare Waqas di una donna in realtà inesistente se non su un profilo Facebook da loro gestito, per indurlo ad allontanarsi da Fabbrico per seguirla in Germania. Tutte le chat dei social sono state fatte tradurre e sono ora a disposizione delle parti. —

E.L.T.

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Pubblicato su Gazzetta di Reggio