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L’ingegner Salvo, amante del tennis cresciuto dentro Coopsette

IL RETROSCENA - Non c’è dubbio che venendo a vivere a Reggio Emilia nel 2000, abbiano voluto lasciarsi dietro una vita segnata dalle trame della mafia e cancellare quella scia di sangue che ha portato via loro il padre Ignazio.

A dirlo il fatto che i tanti che da anni a Reggio e dintorni conoscono la famiglia Salvo, soprattutto l’ingegnere 50enne Luigi, non hanno mai saputo dei loro trascorsi. Soprattutto che fossero i figli e la moglie di Ignazio Salvo, figura considerata centrale nelle trame della mafia siciliana.

Ma dalla Sicilia la famiglia Salvo si è portata però dietro diverse quote di società prosperate sull’Isola e parte del patrimonio creato dal padre con l’attività della riscossione delle tasse, che lo aveva reso ricco insieme al cugino Nino, quest’ultimo arrestato su mandato del giudice Giovanni Falcone e morto nel 1986, prima del giudizio nel maxi processo alla mafia siciliana. Ignazio fu invece condannato per associazione mafiosa. Entrambi erano considerati vicini a Salvo Lima, con Ignazio vittima di un omicidio, considerato un regolamento di conti interno alla mafia e un segnale proprio alla politica di allora.

Fatto sta che quei soldi sono stati in parte reinvestiti nel Reggiano, come ricostruisce il provvedimento del tribunale di Bologna, che consegna la gestione della Lg Costruzioni della famiglia Salvo a un giudice delegato, preservando la continuità aziendale ma allontanando l’azienda dalla mafia e da fornitori vicini alla ’ndrangheta cutrese, segnalati nel provvedimento. Una batosta per Luigi Salvo, approdato a Cavriago dopo un periodo a Lodi, e trasferitosi poi a vivere ad Albinea: faccia conosciuta, appassionato di tennis, cliente in banche locali, senza precedenti né macchie giudiziarie.

Nel 2002 l’ingegnere – iscritto all’ordine di Reggio Emilia – è stato assunto da Coopsette come coordinatore della progettazione nella divisione prefabbricati. Cinque anni in cui ha lasciato un buon ricordo nella coop, e dopo i quali ha deciso di mettersi in proprio aprendo la sua attività che aveva sede in via Ruini, vicino al quartier generale delle coop rosse reggiane. Poi l’avvio dei pregiati cantieri con la Lg, società però con pochi dipendenti, che progettava e dava l’esecuzione ad aziende esterne.

Su 24 cantieri setacciati dalle forze dell’ordine, 7 sono considerati a rischio, viste le fatture pagate a persone che hanno agevolato negli anni gli affari del clan Grande Aracri. —

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Pubblicato su Gazzetta di Reggio