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Addio a Franca Valeri. «Amava ricordare quella volta che dormì nel suo teatro Ariosto»

La grandissima attrice è morta ieri a cento anni L’ultima volta a Reggio fu nel 1984 per recitare Goldoni

REGGIO EMILIA  Nove giorni dopo aver compiuto cento anni, al culmine di una lunga esistenza fra le gioie e i dolori che hanno segnato la sua vita e la sua straordinaria carriera, è deceduta ieri Franca Maria Norsa, questo il suo vero nome. Attrice, drammaturga, sceneggiatrice e caratterista, Franca Valeri ha lasciato una grande impronta anche a Reggio Emilia, recitando diverse volte sui palcoscenici di città e provincia.

E ieri, fra le centinaia di persone e istituzioni che l’hanno ricordata, c’è stata anche la Fondazione I Teatri. «È stata una grandissima donna del teatro italiano e assidua frequentatrice dei Teatri di Reggio – scrive l’istituzione culturale – “Le catacombe ovvero le donne confuse” di Franca Valeri nel 1963, “Questa qui quello là” di Franca Valeri nel 1965, “Luv” del 1966, di Murray Schisgal, con Walter Chiari, e Gianrico Tedeschi, altro grande scomparso pochi giorni fa, sono gli spettacoli che, negli anni, la hanno vista calcare il palcoscenico soprattutto del teatro Ariosto, quello che maggiormente si prestava ad accogliere gli spettacoli di prosa». È invece con “La donna vendicativa” di Goldoni nel 1984, per la regia di Gabriele Lavia, l’ultimo spettacolo a Reggio dell’attrice.

«Ai più attenti non sarà sfuggito il suo nome tra le varie locandine di spettacoli che compaiono lungo i corridoi di accesso agli ordini del teatro Ariosto – prosegue la Fondazione – qualche anno fa, quando la incontrammo per l’ultima volta, ci chiese notizie del “suo” Ariosto. E ci raccontò che, agli albori della sua carriera, quando il teatro era un’altra cosa, invece di cercarsi un albergo per la notte dormì dentro al teatro Ariosto, che divenne così “il suo” teatro. Di quella storia non trovammo testimoni ma lei, così sicura di quello che diceva, circondata dai suoi inseparabili cani, ci garantì, con un sorriso, che era uno dei suoi ricordi più belli. Noi la ringraziamo e la ricordiamo così».

Non è facile riassumere cento anni di vita di questa donna straordinaria, dotata di ironia, classe, comicità, intelligenza e ed eleganza. Secondogenita di Luigi Norsa e Cecilia Valagotti, una famiglia borghese, Franca era di origine ebrea per parte di padre mentre la mamma era cattolica e fu vittima delle leggi razziali. Un periodo quello che più volte l’attrice ebbe modo di descrivere come «il più brutto» della sua vita.

La sua carriera si divide agli inizi, prima che arrivi l’impegno con la musica e la lirica, tra teatro e cinema che la rende nota con i vari film di Caprioli e in particolare con “Il segno di Venere” del 1955 di Dino Risi, in cui sfoggia tutta la sua grinta teatrale duettando con l’antagonista Sordi e senza farsi mettere in ombra da Sophia Loren. Ma a farle guadagnare un posto nell’antologia dei caratteristi italiani è la straordinaria prova al fianco sempre di Sordi ne “Il vedovo” (1959). Presso il grande pubblico comunque lei resta legata ai suoi personaggi femminili. La popolarità arriva con la radio e poi la tv dove divenne una delle attrazioni dei varietà firmati da Antonello Falqui. È l’epoca della romana Sora Cecioni lanciata da Studio Uno, assieme alla più sofisticata e milanese Signorina Snob.

L’ultima volta sul palco a 94 anni a Spoleto, nonostante la lotta con quel male, il morbo di Parkinson, che già la affliggeva da tempo. —

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Pubblicato su Gazzetta di Reggio