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Centinaia di persone al campo sportivo per il funerale di Davide, tecnico Enel morto a 26 anni

VENTASSO. Si è svolto alle 10, nel campo sportivo di Ligonchio, il funerale di Davide Scaruffi, il dipendente Enel di 26 anni morto sul lavoro alcuni giorni fa. Il luogo è stato scelto per permettere ai partecipanti di rispettare le norme di distanziamento previste. Tutta la montagna si è stretta ai genitori del ragazzo, la mamma Romana e il papà Sergio, ai quali in questi giorni sono arrivate tantissime manifestazioni di affetto e vicinanza.

«Nel giorno dei funerali – fa sapere Enel –, E-Distribuzione, unitamente al personale della sede di Reggio Emilia, esprime il proprio dolore per la scomparsa di Davide e rinnova la propria vicinanza alla sua famiglia, rimanendo a disposizione per offrire supporto e sostegno per qualunque necessità. La società è a disposizione delle autorità per fare piena chiarezza sulla vicenda».

Giovedì è stata eseguita l’autopsia sulla salma del giovane, morto lunedì sera, nel tentativo di accertare la causa del decesso, se dovuto a malore improvviso oppure in conseguenza di un infortunio sul lavoro; una folgorazione ancora da accertare, che sarebbe avvenuta mentre, domenica pomeriggio, insieme a un collega, Scafuffi stava svolgendo un sopralluogo per ripristinare la corrente elettrica al borgo di Villa, un gruppo di case rimasto senza luce vicino a Valestra di Carpineti.

Il ragazzo era appena sceso da un palo della corrente quando si è rivolto al suo collega dicendo di non sentirsi affatto bene e di non capire per quale motivo. Subito dopo è collassato cadendo a terra privo di sensi. Trasportato in elicottero al Maggiore di Parma il giovane, purtroppo, è morto il giorno successivo.

Fin da subito sono maturati dubbi circa la dinamica dell’accaduto. Per Enel in quel momento non era erogata alta tensione e dunque, in prima battuta, aveva escluso la folgorazione. Tuttavia la Procura, intendendo fare luce sull’accaduto, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ora il caso è seguito dal pm di Reggio Emilia Giacomo Forte.

 

Pubblicato su Gazzetta di Reggio