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«Sì, può essere Bellini nel fotogramma» L’ex moglie conferma nell’interrogatorio

Il riconoscimento davanti alla foto tratta dal filmato girato dal turista dopo l’esplosione. Nel super8 altre persone con il killer 

BOLOGNA. Ammonterebbe a circa cinque milioni di dollari il flusso di denaro ricostruito dagli investigatori, nell'ambito della nuova inchiesta sulla strage di Bologna.

La cifra complessiva emergerebbe dagli accertamenti che hanno analizzato documenti secondo cui i soldi sono indirettamente e a più riprese transitati, da febbraio 1979 (per gli inquirenti è l’inizio della progettazione dell’odioso attentato) e fino ai depistaggi successivi al 2 agosto 1980, da conti riconducibili a Licio Gelli e Umberto Ortolani, fino agli organizzatori e ai Nar, accusati in concorso con Paolo Bellini.

Il lavoro della Guardia di finanza si è concentrato in parte sull'analisi di documentazione bancaria, poi su rogatorie con la Svizzera, ma anche su carte sequestrate all'epoca e soprattutto ha preso spunto dal fascicolo del processo sul crac del Banco Ambrosiano, consegnato agli inquirenti dagli avvocati dei familiari delle vittime. In particolare all'interno del fascicolo c'è un atto chiamato documento Bologna, sequestrato nel 1982 a Gelli quando fu arrestato in Svizzera: un manoscritto con intestazione Bologna - 525779 - X.S., con il numero corrispondente ad un conto corrente acceso alla Ubs di Ginevra dallo stesso “Venerabile”. Proprio sulla base della data in cui si ritiene che sia partita la prima movimentazione del denaro, cioè a febbraio 1979, la Procura generale ha inserito nelle imputazioni l’inizio della preparatoria all'attentato «in località imprecisata».

Quindi le conclusioni dell’inchiesta – coordinata dal procuratore generale Ignazio De Francisci e firmata dai sostituti pg Umberto Palma e Nicola Proto nonché dall’avvocato generale Alberto Candi – dicono che c’è la loggia massonica P2 e il suo «maestro venerabile» Licio Gelli dietro la strage. Ma anche apparati deviati dello Stato. I magistrati della Procura generale, dopo aver avocato nel 2017 l'indagine dalla Procura ordinaria, a 40 anni dall'attentato più sanguinario della storia della Repubblica (85 morti e oltre 200 feriti), hanno notificato quattro avvisi di fine indagine portando alla luce il lato oscuro che ancora mancava, quello dei mandanti della strage. E Gelli, già condannato nel 1995 per depistaggio, morto nel 2015, avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel finanziarla. —

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Pubblicato su Gazzetta di Reggio